Alfin siam liberati, zerlinetta gentil,
Che ne dite, mio benso, far pulito?
Vi par che l 'onesto uomo,
un nobil cavalier qual io mi vanto,
possa sofrir che quel visetto loro,
quel viso inzuccherato...
Da un bifolcaccio vil si a strapazzato!
Ma, signor, io gli diedi parola di sposarlo.
Qual parola non vale un sero.
Voi non siete fatta per essere paesana.
Un 'altra sorte vi procurano quegli occhi,
I briconcelli, quei labretti si belli,
quelle di tucce con didee odorose,
parmi toccar giulgata e fiuta rose?
Alfine, indannata a restar,
io so che raro con le donne
E siete onesti e sinceri?
E' un 'impostura nella gen te plebea.
La nobiltà dipinta negli occhi l 'onestà.
Orsù, non perdiamo tempo.
In questo istante io ti voglio sposar.
Quel cas inetto è mio, soli saremo,
e la gioiella mia ci sposeremo.